cosi, senza saperlo, ereditiamo l’incapacità verso la tragedia, e la predestinazione alla forma minore del dramma: perchè nelle nostre case non si accetta la realtà del male, e questo rinvia all’infinito qualsiasi sviluppo tragico innescando l’onda lunga di un dramma misurato e permanente - la palude in cui siamo cresciuti. E’ un habitat assurdo, fatto di dolore represso e quotidiane censure. Ma noi non possiamo accorgerci di quanto sia assurdo perchè come rettili di palude conosciamo solo quel mondo, e la palude è per noi la normalità. per questo diamo in grado di metabolizzare incredibili dosi di infelicità scambiandole per il doveroso corso delle cose: non ci sfiora il sospetto che nascondano ferite da curare, e fratture da ricomporre.
Parole (poche), Foto (dall'Iphone). Qualche Recensione di dischi che mi piacciono ma anche no. Una valvola di sfogo per quello che vorrei essere e non sono (chi sono?)
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Dicembre 15, 2009
9:06 pm
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