La sfiga di essere preadolescente negli anni Dieci: nessuno vuole venderti nulla di più strutturato di un braccialetto in plastica. I CD ormai li comprano solo i vecchi sbabbioni – ai bimbominchia al massimo riesci a piazzare una suoneria, ed è tutto. Se vuoi appassionarti a Lady Gaga, puoi farlo, ma non è come Madonna Ciccone, che alienava completamente tua madre tredicenne dai gusti dei suoi genitori. Una tredicenne di oggi che si accosta a Lady Gaga si trova davanti a riferimenti culturali che sua madre capirà meglio di lei. In effetti stiamo rivendendo gli anni Ottanta in frullati omogeneizzati, sperando che i nostri figli non abbiano bisogno di nient’altro. Poi vengono su un po’ fessi e li sfottiamo, ma è un modo per sentirci ancora padroni della situazione. In realtà i bimbominchia sono la generazione meno coccolata dalla fine del dopoguerra. Il modo in cui i media si sono fregati di loro sta tutto in queste due parole: Tokio Hotel. Una banda di preadolescenti tedeschi, praticamente un fondo di magazzino: per tre anni MTV Italia non ha avuto niente di meglio da offrire.
Se i bimbominkia sapessero come li abbiamo presi in giro, ci soffocherebbero nel sonno.